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Ministero del Lavoro affida all’Inps il controllo su legittima fruizione del bonus Garanzia Giovani

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha individuato l’INPS come Organismo Intermedio cuiaffidare i periodici controlli, a campione, relativi alla legittima fruizione del bonus occupazionale di Garanzia Giovani (riferimento: decreto direttoriale del ministero del lavoro numero 425/II/2015).

Il bonus occupazionale previsto dal Programma Garanzia Giovani è destinato ai datori di lavoro privati che assumono i giovani registrati al “Programma Operativo Nazionale Iniziativa Occupazione Giovani”.

Con circolare numero 59 del I aprile 2016 l’Inps fornisce indicazioni alle proprie strutture territoriali in merito all’organizzazione e alla gestione delle attività di controllo delegate.

Regime forfetario per imprenditori e professionisti di piccole dimensioni

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i chiarimenti per imprenditori e professionisti che vogliono accedere al regime forfetario introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 15%.

A partire dal 2016, l’aliquota agevolata scende al 5% per i primi 5 anni di attività per coloro che intraprendono una nuova attività economica, se in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Tra gli altri vantaggi, il regime comporta anche l’esclusione dagli studi di settore e rilevanti semplificazioni ai fini Iva. Chi accede al regime, infatti, non addebita l’Iva in rivalsa né esercita il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti nazionali, comunitari e sulle importazioni.

Con la Circolare n. 10.E del 4 aprile 2016 l’Agenzia delle Entrate illustra gli effetti delle modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 e chiarisce i dubbi interpretativi emersi nel primo anno di applicazione del regime. Nel documento sono inoltre presenti utili approfondimenti sui requisiti di accesso e sulle caratteristiche del regime in vigore dal 1° gennaio 2015.

Fonte:www. Agenzia entrate.gov.it

Caos infinito sul canone Rai

Il governo studia slittamento dichiarazioni. E la Rai cambia le regole per gli eredi. Continua la farsa del canone Rai in bolletta. Il governo inizia a rendersi conto del caos e oggi alla Camera il sottosegretario Giacomelli ha annunciato che le date per le autocertificazioni di non pagamento potrebbero slittare. “Potremmo immaginare qualche tempo in più che traguardi la metà del mese di maggio come termine ultimo per consentire a tutti di venire a conoscenza in modo corretto di modalità e di termini”. Intanto la Rai modifica in corsa il modulo della dichiarazione sostitutiva. La questione riguarda gli eredi che ora, a differenza di qualche giorno fa, potranno “denunciare” un non famigliare per la titolarità del canone. Se nessun componente della famiglia anagrafica subentra al defunto l’erede potrà segnalare il titolare dell’utenza elettrica (e quindi obbligato a pagare il canone) anche se non parente. Con questo aggravando le implicazioni penali delle dichiarazioni sostitutive che già hanno portato le associazioni dei consumatori a denunciare le Entrate per abuso di ufficio.

Sicurezza – macchinari non in regola: la responsabilità è del datore di lavoro

Approfondimento a cura del ANCL

Il datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori macchinari sicuri, mentre eventuali concorrenti profili colposi addebitabili ad altri [il fabbricante, il noleggiatore o, nel caso di specie, il precedente proprietario del macchinario] non elidono certamente il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo in danno del lavoratore, essendo quindi configurabile la responsabilità del datore di lavoro che introduce nell’azienda e mette a disposizione del lavoratore una macchina che per vizi di costruzione possa essere fonte di danno per le persone.

Così si è pronunciata la Corte di Cassazione con sentenza nr. 14 marzo 2016, n. 10721 Penale, Sez. 4. Un datore di lavoro ricorreva avverso la sentenza che confermava il giudizio di responsabilità relativamente al reato di lesioni colpose aggravate dalle violazione delle norme antinfortunistiche per un infortunio subito da una lavoratrice della propria azienda in ragione dell’utilizzo di una macchina non conforme. L’addebito era stata ravvisato anche a carico di altro imputato, cui era stato addebitato di avere venduto al ricorrente il macchinario non conforme. Per quanto riguarda la posizione del datore, si apprezzava l’irregolarità della macchina, siccome dotata di uno schermo di protezione inidoneo. Con il ricorso si sosteneva tra l’altro che il macchinario coinvolto nell’incidente sarebbe stato da considerare regolare, perché dotato di uno strumentario di sicurezza analogo a quello di altro macchinario più recente acquistato dalla azienda.

L’affermazione di responsabilità del datore di lavoro – ha sentenziato la suprema Corte – risulta in linea con le norme e con il ruolo del datore di lavoro, quale responsabile primario della sicurezza dell’ambiente di lavoro. Infatti, anche a prescindere dalle espresse indicazioni normative degli articoli 69 e segg. del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, già dal generale disposto dell’articolo 2087 del codice civile, che costituisce “norma di chiusura” rispetto alle disposizioni della legislazione antinfortunistica, deve desumersi a carico del datore di lavoro l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa quelle misure che, sostanzialmente ed in concreto, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. In questa prospettiva, il datore di lavoro è tra l’altro tenuto a fornire ai lavoratori macchinari sicuri, mentre eventuali concorrenti profili colposi addebitabili ad altri [il fabbricante, il noleggiatore o, nel caso di specie, il precedente proprietario del macchinario] non elidono certamente il nesso causale tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo in danno del lavoratore, essendo quindi configurabile la responsabilità del datore di lavoro il quale introduce nell’azienda e mette a disposizione del lavoratore una macchina – che per vizi di costruzione possa essere fonte di danno per le persone- senza avere appositamente accertato che il proprio dante causa [costruttore, precedente proprietario, ecc.], abbia sottoposto la stessa macchina a tutti i controlli rilevanti per accertarne la resistenza e l’idoneità all’uso, non valendo ad escludere la propria responsabilità la mera dichiarazione di avere fatto “affidamento” sull’osservanza da parte di questi delle regole della migliore tecnica .

A ciò dovendosi finanche aggiungere che, a voler solo in ipotesi considerare il macchinario astrattamente conforme alle norme di sicurezza [come assertivamente preteso nel ricorso, ma smentito in sentenza] ciò neppure esonerebbe il datore di lavoro dalla responsabilità per le lesioni eventualmente patite dal lavoratore, allorquando il primo abbia consentito, o comunque non impedito, un’utilizzazione anomala dello strumento lavorativo, o comunque un uso tale da ampliare l’area del rischio infortunistico, in ogni caso in cui ricorrano le condizioni per esporre il lavoratore proprio a rischi del tipo di quelli in concreto realizzatisi.

Il Responsabile della protezione dei dati personali (Data Protection Officer – DPO)

La scheda presenta la figura del Responsabile della protezione dei dati personali (Data Protection Officer) in base al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, di cui si attende a breve la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Il testo normativo si fonda sulla proposta di Regolamento COM(2012)11 concernente la “tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati” , come successivamente modificata a seguito degli emendamenti di Parlamento europeo e Consiglio Ue.

IN QUALI CASI E’ PREVISTO?

Dovranno designare obbligatoriamente un Responsabile della protezione dei dati personali:

a) amministrazioni ed enti pubblici, fatta eccezione per le autorità giudiziarie;

b) tutti i soggetti la cui attività principale consiste in trattamenti che, per la loro natura, il loro oggetto o le loro finalità, richiedono il controllo regolare e sistematico degli interessati;

c) tutti i soggetti la cui attività principale consiste nel trattamento, su larga scala, di dati sensibili, relativi alla salute o alla vita sessuale, genetici, giudiziari e biometrici.

• Un titolare del trattamento o un responsabile del trattamento possono comunque designare un Responsabile della protezione dei dati personali anche in casi diversi da quelli sopra indicati.

• Un gruppo di imprese o soggetti pubblici possono nominare un unico Responsabile della protezione dei dati.

QUALI SONO I COMPITI?

Il Responsabile della protezione dei dati personali dovrà:

a) informare e consigliare il titolare o il responsabile del trattamento, nonché i dipendenti, in merito agli obblighi derivanti dal Regolamento europeo e da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;

b) verificare l’attuazione e l’applicazione del Regolamento, delle altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del titolare o del responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, inclusi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale coinvolto nelle operazioni di trattamento, e gli audit relativi;

c) fornire, se richiesto, pareri in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliare i relativi adempimenti;

d) fungere da punto di contatto per gli interessati in merito a qualunque problematica connessa al trattamento dei loro dati o all’esercizio dei loro diritti;

QUALI SONO I REQUISITI?

Il Responsabile della protezione dei dati personali,nominato dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento, dovrà:

1. possedere un’adeguata conoscenza della normativa e delle prassi di gestione dei dati personali;

2. adempiere alle sue funzioni in piena indipendenza ed in assenza di conflitti di interesse;

3. operare alle dipendenze del titolare o del responsabile oppure sulla base di un contratto di servizio.

Il titolare o il responsabile del trattamento dovranno mettere a disposizione del Responsabile della protezione dei dati personali le risorse umane e finanziarie necessarie all’adempimento dei suoi compiti.

 

CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SUL CREDITO D’IMPOSTA PER RICERCA E SVILUPPO

L’articolo 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di Stabilità 2015), ha integralmente sostituito l’articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, noto come “decreto Destinazione Italia”), con il quale è stato introdotto il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico del 27 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29 luglio 2015, emanato ai sensi del comma 14 della norma in vigore, sono state adottate le disposizioni applicative necessarie al pieno funzionamento dell’incentivo, nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio e le modalità di restituzione in caso di fruizione indebita.

L’Agenzia Entrate ha pubblicato la circolare n. 5/E del 16 marzo 2016 con istruzioni, chiarimenti e linee guida su come applicare il “nuovo” credito d’imposta per ricerca e sviluppo. Tra le novità illustrate dalla circolare n. 5/E, spazio alla cumulabilità del credito d’imposta con altri bonus, tra cui quello relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi, previsto dall’articolo 18 del dl 91/2014.

Oltre alla cumulabilità ad ampio raggio, piena sinergia e complementarietà anche con il Patent box: i costi ammissibili al credito di imposta rilevano per l’intero ammontare anche ai fini della determinazione del reddito agevolabile da Patent box.

La nuova versione del credito d’imposta si caratterizza per una più rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una maggiore semplificazione delle procedure: il bonus è ora concesso in maniera automatica, a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate, senza che si renda necessaria (come invece accadeva in passato) la presentazione di un’apposita istanza per via telematica.

Il credito d’imposta è concesso fino all’importo massimo di 5 milioni di euro a favore di ciascun beneficiario, a condizione che l’impresa effettui una spesa complessiva per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30mila euro.

Rapporto del Centro studi di Unimpresa sul credito

Negli ultimi 12 mesi i prestiti delle banche alle aziende sono diminuiti di oltre 14 miliardi, mentre sono cresciuti sia i finanziamenti alle famiglie per 23 miliardi sia quelli allo Stato centrale per più di 3 miliardi.

Le sofferenze, invece, sono aumentate di 17 miliardi su base annua, toccando quota 200 miliardi a dicembre scorso, ma sono in lieve calo rispetto a novembre.

Questi i dati principali di un rapporto flash del Centro studi di Unimpresa sul credito, secondo cui i finanziamenti al settore privato risultano complessivamente in salita di 9 miliardi nell’ultimo anno.

Secondo l’analisi dell’associazione, basata sui dati della Banca d’Italia diffusi questa mattina, il totale dei prestiti al settore privato è passato da 1.404,1 miliardi di dicembre 2014 a 1.413,4 miliardi di dicembre 2015, in crescita di 9,2 miliardi (+2,17%).

L’aumento è sostenuto dalla crescita dei finanziamenti alle famiglie, passati da 596,5 miliardi a 619,9 miliardi con un incremento di 23,4 miliardi (+3,92%). In discesa, invece, il credito alle aziende: lo stock + passato da 807,6 miliardi a 793,4 miliardi, con una diminuzione di 14,1 miliardi (+1,75%).

Sono risultati in aumento i prestiti allo Stato: l’ammontare del credito concesso dalle banche alle amministrazioni centrali è infatti passato da 198,1 miliardi a 201,8 miliardi in crescita di 3,6 miliardi (1,86%).

Quanto alle sofferenze, il totale dei prestiti non ripagati è passato dai 183,6 miliardi di dicembre 2014 ai 200,9 miliardi di dicembre 2015 con una aumento di 17,2 miliardi (+9,40%). Rispetto a novembre 2014, quando le sofferenze erano a 201,01 miliardi, si registra tuttavia una lievissima contrazione di 73 milioni (-0,04%).

Estromissione Agevolata Immobili Strumentali Imprenditore Individuale (Legge Stabilità 2016)

La legge di Stabilità 2016 include disposizioni agevolative in materia di estromissione di beni immobili strumentali già posseduti dagli imprenditori individuali alla data del 31 ottobre 2015.

In tale circostanza i beneficiari potranno escludere tali beni dal patrimonio dell’impresa, entro il prossimo 31 maggio 2016, ma con effetto dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2016, versando una imposta sostitutiva di IRPEF e IRAP pari all’8% della differenza tra il valore normale di tali beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.

L’estromissione non richiede particolari atti (rogito), ma solo l’annotazione nel libro giornale e nel libro dei cespiti ammortizzabili.

Se in occasione dell’originario acquisto del bene è stata applicata l’IVA (e questa è stata detratta dall’imprenditore individuale), nel caso in cui l’estromissione sia imponibile, andrà applicata l’IVA con emissione di una fattura di autoconsumo da registrare nei registri IVA. In caso contrario, e cioé nella circostanza in cui l’estromissione sia esente iva, occorrerà procedere alla rettifica della detrazione Iva (per i decimi mancanti al compimento del periodo di monitoraggio decennale dell’Iva detratta sui beni immobili).