Notizie

Ritornare bambini

“Voglio ritorna’ bambino!” diceva un comico televisivo. Probabilmente dovremmo tutti imparare a farlo, di tanto in tanto.

Ricordate, ad esempio, le giornate passate a giocare con i mattoncini di plastica, impegnati e concentrati nella realizzazione di ardite costruzioni che sfidavano le leggi della fisica? Proviamo a ripensare a quei momenti e forse ne potremo trarre un importante insegnamento.

Mentre eravamo tutti presi dallo sfidare noi stessi a realizzare la torre più alta o l’architettura più ardita, c’era un’abilità che avevamo acquisita e che applicavamo di continuo in maniera automatica: saper mettere il pezzo giusto al posto giusto! Non importava quanto fosse bello o colorato un pezzo, se poi non aveva le giuste dimensioni; non importava quanto fossimo affezionati ad una forma particolare, se poi il suo profilo non combaciava col resto della costruzione.

Allo stesso modo, parlare oggi di capitale umano in azienda e pensarlo come somma delle competenze dei singoli, non ha senso. E’ come avere dei bellissimi mattoncini ma non saperli assemblare in maniera ottimale.

Quando invece il sapere e le esperienze dei singoli si fondono con le conoscenze e l’anima dell’azienda, avremo la nostra costruzione ideale. Quando la sapienza del management sa comporre tutte le bellissime tessere a disposizione, lì si genera la forza dell’azienda.

Non esistono mattoncini migliori di altri, come non esistono tessere meno importanti: il segreto del progresso e del successo è saper mettere il mattoncino giusto al posto giusto.

La chiave del successo è l’adozione in azienda un sistema in grado di allocare le risorse umane ed intellettuali per creare un sistema dinamico che sia motore di innovazione e sviluppo.

Il mattoncino giusto, al posto giusto.

Cosa vuoi fare da giovane? Talento, capitale umano e responsabilità

E’ stato pubblicato un interessante articolo, a firma di Giacomo D’Arrigo direttore dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, dal titolo: “Cosa vuoi fare da giovane? Talento, capitale umano e responsabilità”.

Nel trattare l’argomento, viene sottolineata l’importanza del Capitale Umano, quale valore da coltivare per consentire soprattutto ai “giovani volenterosi” di trovare la propria vocazione in qualsiasi settore della vita economica. Un valore che cresce con la formazione individuale o di gruppo, ma che necessita di piena consapevolezza legata ad una responsabilità di impegni da assumere. E’ da quest’ultimo fattore, che a mio modo di vedere unisce la domanda e l’offerta nel mondo del lavoro, che nascono alcune riflessioni.

Il Capitale Umano è fatto da persone che rappresentano la conoscenza,  le quali  attraverso la ricerca giungono all’innovazione.

E’ un Capitale diverso da quello materiale o  “fisico” come impianti o macchinari, ma è allo stesso modo utilizzato come bene economico con un  valore ben più elevato. Entrambi, però, non possono esistere singolarmente e, prescindendo dalla loro valenza, devono ottemperare allo stesso modo gli obblighi della buona economia attraverso le giuste regole riconosciute dagli stakeholders.

Quando ci si trova di fronte ad affermazioni che pongono in evidenza temi  come la mancanza di capitali o di arretratezza economica, esse non rappresentano altro che “l’effetto” del ritardo economico.

La “causa” risiede nell’arretratezza del suo fattore umano e quindi del suo Know-how.

Tutti i soggetti economici devono tenere in considerazione tale caratteristica, adoperandosi nel promuovere questa nuova cultura d’impresa che coinvolge chiunque, soprattutto coloro che credono o di non avere bisogno di intraprendere questo tipo di cammino, o  di non dover porre in essere un cambiamento, perché non ne ravvisano la necessità. A loro va ricordato che  nell’attuale contesto economico globale, se è vero che la valutazione dell’impresa avviene tenendo conto delle caratteristiche individuali, essa non può prescindere dalla sua contestualizzazione all’interno di un sistema economico in cui è posta in relazione con altri competitor. Se da tale valutazione emergerà un sistema economico “ arretrato”, ci si troverà allora in presenza di imprenditori poco capaci e lavoratori, alle loro dirette dipendenze, che valgono ancora meno.

I risultati di una ricerca su risorse umane e crescita aziendale

Fiscalità, inefficienza del sistema pubblico e regole europee sono alcune delle cause della mancata crescita delle aziende italiane.

In un mercato caratterizzato da rapidissimi cambiamenti dovuti alla globalizzazione ed alla diffusione di nuove tecnologie, la selezione e valorizzazione di risorse umane adeguate sono la chiave per la crescita delle imprese.

Vi invitiamo a leggere questo interessante articolo di Francesco Ferrante che analizza la correlazione fra crescita e competenze alfanumeriche dei lavoratori.

L’autore individua una correlazione positiva fra la mancata crescita economica del nostro Paese e la cattiva gestione delle risorse umane all’interno delle aziende italiane.

Fra i fondamenti della nostra attività di studio vi è l’applicazione pratica del Teorema di Ress©, volta alla valorizzazione ed alla crescita del capitale umano per favorire la crescita stabile dell’intero sistema aziendale.

Il nostro lavoro è fare in modo che l’imprenditore, gestore di uomini e mezzi dell’impresa,  sia nelle condizioni di gestire al meglio il proprio capitale umano attraverso:

  • processi di selezione del personale che attraggono e valorizzano i profili più elevati
  • percorsi interni di accrescimento delle abilità e delle competenze del personale
  • sistemi aziendali che amplificano le capacità e la creatività dei singoli a beneficio di tutta l’azienda

Nella vostra esperienza quotidiana, quali difficoltà incontrate?

Scrivici a info@advizoryboard.it e parliamone assieme.

Crisi. Unimpresa, in mani straniere il 51% di spa quotate italiane

Il rapporto dell’associazione: sale dal 47,9% al 51,4% la quota di possesso dei grandi gruppi del nostro Paese in mani estere. Il 2015 è il primo anno in cui si registra il sorpasso: oltre la metà del capitale quotato sul listino di Milano finisce Oltreconfine. Longobardi: “Siamo preoccupati, spesso i colossi finanziari internazionali comprano solo per fini speculativi e non per investire” 

L’Italia è terra di conquiste e oltre la metà delle spa quotate tricolori è in mani straniere: gli investitori esteri superano nel 2015, per la prima volta, il 50% di possesso del made in Italy di piazza Affari. La capitalizzazione di Borsa delle imprese del nostro Paese è cresciuta in un anno di 81 miliardi di euro arrivando a 537 miliardi complessivi, ma sale oltre il 51%, con un’impennata di 57 miliardi, la fetta in mano ai colossi internazionali. Mentre il 43% di tutte le imprese (anche le non quotate) è controllato dalle famiglie. Da dicembre 2014 a dicembre 2015, il capitale delle spa quotate del nostro Paese è passato da 457 miliardi a 538 miliardi in crescita di 81 miliardi (+17%). Sul listino tricolore cresce il peso degli azionisti “non italiani” che ora hanno partecipazioni di imprese quotate della Penisola pari a 276 miliardi, il 51% del totale. Predominante e in crescita è il peso delle famiglie nel capitale delle aziende (quotate e non) con partecipazioni pari a 891 miliardi, in salita 42 miliardi; anche per quanto riguarda il totale delle spa è più forte la presenza degli stranieri, passati dal 22 al 24% con un aumento delle quote di 68 miliardi. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa, sull’andamento del valore delle aziende italiane nell’ultimo anno.

Secondo l’analisi di Unimpresa, basata su dati della Banca d’Italia, da dicembre 2014 a dicembre 2015, si è dunque assistito a un significativo scatto in avanti del valore delle spa presenti sui listini di piazza Affari, ma l’andamento del valore delle quote presenta delle differenze secondo la categoria di azionisti. Le partecipazioni di spa quotate in mano alle imprese italiane a dicembre 2015 valevano 103,7 miliardi (il 20,82% del totale) in aumento di 8,5 miliardi (+9,00%) rispetto ai 95,1 miliardi di dicembre 2014. Le banche continuano ad avere una presenza forte e in rafforzamento nel capitale delle spa quotate con il 10,52%, pari a 56,6 miliardi in crescita di 8,1 miliardi (+16,81%) rispetto ai 48,4 miliardi del 2014. Lo Stato centrale ha nel suo portafoglio titoli azionari quotati italiani per 13,7 miliardi (il 2,56% del totale), in salita di 1,2 miliardi (+10,07%) rispetto ai 12,5 miliardi di un anno prima. A piazza Affari i privati (famiglie) controllano quote pari a 66,6 miliardi (il 12,39% del totale), cresciute di 1,9 miliardi (+2,97%) rispetto ai 64,7 miliardi dell’anno precedente. Gli stranieri controllano il 51,40% di piazza Affari con partecipazioni pari a 276,6 miliardi in aumento di 57,5 miliardi rispetto ai 219,1 miliardi di dicembre 2014: fino allo scorso anno le quote estere non avevano mai superato la soglia del 50%. Complessivamente il valore delle società italiane quotate è salito in un anno di 81,2 miliardi (+17,78%) da 457 miliardi a 538,2 miliardi.

Presenza estera in espansione, dunque. Sale, infatti, il peso degli stranieri anche se si estende l’analisi a tutto l’universo delle società per azioni. L’intero universo delle spa italiane, comprese le quotate, vale (dicembre 2015) 2.060,3 miliardi, in aumento di 143,8 miliardi (+7,51%) rispetto ai 1.916,5 miliardi di dicembre 2014. La ripartizione delle quote è la seguente: le imprese hanno il 13,14% pari a 276,3 miliardi, in crescita di 7 miliardi (+2,63%) sui 269,2 miliardi di un anno prima. Le banche hanno l’11,43% pari a 235,5 miliardi, in aumento di 24,1 miliardi (+11,45%) rispetto a 211,3 miliardi dell’anno precedente. Sale anche la quota dello Stato centrale che ora ha il 4,84% di spa con 99,6 miliardi, in salita di 1,2 miliardi (+1,28%) rispetto ai 98,3 miliardi precedenti. I privati detengono il 43,27% di società per azioni, dato che conferma il carattere familiare dell’imprenditoria italiana, con 891,6 miliardi in aumento di 42,3 miliardi (+4,98%) rispetto agli 849,3 miliardi di dicembre 2014. La quota di imprese italiane in mano agli stranieri, che corrisponde al 24,51% del totale, è aumentata di 68,3 miliardi (+15,65%) da 436,6 miliardi a 504,9 miliardi.

Banche: Unimpresa, prestiti ad aziende -21 mld e sofferenze a 197 mld

Il rapporto mensile sul credito: famiglie più indebitate per 20 miliardi. Lo stock di finanziamenti al settore privato resta stabile (-1 mld) da 1.408 miliardi di marzo 2015 a 1.407 miliardi di marzo 2016. Sofferenze salite di 7 miliardi in 12 mesi da 189 miliardi a 196 miliardi. 

Meno prestiti alle aziende per 21 miliardi di euro, mentre le famiglie tornano a indebitarsi con le erogazioni delle banche aumentate di 20 miliardi. Negli ultimi 12 mesi i finanziamenti degli istituti al settore privato sono sostanzialmente rimasti stabili, calati di 1 miliardo: lo stock di impieghi a marzo scorso valeva 1.407 miliardi, in calo dello 0,08% rispetto ai 1.408 miliardi di marzo 2015. Il risultato legato alla crescita del credito al consumo salito di 21 miliardi (+35%), alla lieve ripresa dei mutui di 3 miliardi (+0,83%); sul versante delle aziende, l’unica nota positiva è quella dei prestiti di medio periodo, cresciuti di oltre 16 miliardi (+12%).

Crescono su base annua le sofferenze che ora ammontano a quasi 197 miliardi, aumentate di oltre 7 miliardi in un anno; le sofferenze nette in 12 mesi sono passate da 80 a 83 miliardi. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui la fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (139 miliardi), le “rate non pagate” dalle famiglie valgono più di 37 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari sono oltre quota 15 miliardi. Superano il tetto dei 4 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono a quasi il 14% dei prestiti bancari, in aumento rispetto al 13% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in poco più di cinque anni, quindi, sono più che raddoppiate.

Giù le stime di crescita nell’Unione europea.

Roma,5 maggio 2016

La crescita economica nell’eurozona “restera’ moderata” per l’intero periodo 2015-2017 con un peggioramento del Pil, che per il 2016 scende a +1,6% dal +1,7% delle stime di febbraio. Cosi’ le previsioni economiche di primavera della Commissione Ue, che tagliano il dato anche per il 2017 all’1,8% dall’1,9%. “Alcuni dei fattori finora favorevoli hanno cominciato a svanire” e c’e’ stato un rallentamento delle economie principali. Le misure prese dalla Bce invece hanno migliorato le condizioni per gli investimenti. Rivista di nuovo al ribasso l’inflazione per l’eurozona nel 2016, piu’ che dimezzata allo 0,2% dallo 0,5% di febbraio. “I prezzi del petrolio sono scesi di nuovo trascinando l’inflazione sotto lo zero”, che quindi “restera’ vicino allo zero nel breve periodo”. Questa dovrebbe risalire “in modo piu’ significativo nella seconda meta’ dell’anno” con la ripresa dei prezzi energetici e l’aumento dei prezzi con il “rafforzamento della domanda interna”. Continua il calo della disoccupazione nell’eurozona al 10,3% per il 2016 con un “moderato ritmo di miglioramento”, leggermente piu’ rapido rispetto al 10,5% previsto a febbraio sulla scia della “risposta ritardata alle condizioni cicliche migliorate e alla crescita continuata dei salari”. Il tasso di disoccupazione scendera’ ulteriormente al 9,9% nel 2017, ma “rimarranno differenze nel mercato del lavoro ancora per qualche tempo”.

Effetto Fornero: Crollano le nuove pensioni.

Roma, 26 aprile 2016

Nei primi tre mesi del 2016 le nuove pensioni liquidate dall ‘Inps sono calate a 95.381 rispetto al primo trimestre dell ‘anno precedente, quando erano state 145.618. La contrazione è del 34,5%. E ‘ quanto rileva l ‘osservatorio Inps sui flussi di pensionamento. Nel primo trimestre dell ‘anno, riferisce l ‘istituto di previdenza, si osserva una riduzione del numero di liquidazioni di vecchiaia e anzianità/anticipate rispetto agli analoghi valori riferiti all ‘anno precedente. Nel 2016, infatti, sia i requisiti di età per la vecchiaia che quelli di anzianità per la pensione anticipata sono aumentati di 4 mesi per effetto dell ‘incremento della speranza di vita registrato dall ‘Istat.Inoltre per le donne, a partire dal primo gennaio 2016, è previsto dalla legge 214 del 2011 un ulteriore incremento del requisito di età richiesto per la pensione di vecchiaia rispettivamente pari a 18 mesi per le lavoratrici dipendenti e un anno per quelle autonome.

Proiezioni Unimpresa su fisco e spesa pubblica

Roma , 15 aprile 2016

Una stangata fiscale da oltre 71 miliardi di euro tra il 2016 e il 2019. Nei prossimi quattro anni le tasse aumenteranno sistematicamente e il gettito complessivo supererà quota 855 miliardi rispetto ai 784 del 2015. E’ quanto emerge da una prima analisi realizzata dal Centro studi di Unimpresa sul Documento di economia e finanza approvato venerdì dal consiglio dei ministri e diffuso ufficialmente ieri. Secondo l’analisi dell’associazione, nel 2016 le entrate nel bilancio pubblico si attesteranno a 789,4 miliardi, mentre nel 2017 arriveranno a 805,4 miliardi; nel 2018 si toccherà quota 831,9 miliardi e nel 2019 a quota 855,7 miliardi.

Complessivamente il maggior aggravio fiscale su famiglie e imprese sarà pari, nel quadriennio in esame, a 71,4 miliardi con un aumento del 9,15% rispetto ai 784,04 miliardi incassati dallo Stato nel corso del 2015. Aumenteranno sia le imposte dirette sia le imposte indirette: nel primo caso il governo stima una crescita di 11,8 miliardi (+4,90%); nel secondo caso è previsto un aumento di 33,3 miliardi (+13,39%). In totale, le entrate tributarie passeranno dai 492,7 miliardi del 2015 ai 537,7 miliardi del 2019 (2016: 495,1 miliardi; 2017: 510,2 miliardi; 2018: 525,2 miliardi).

La pressione fiscale resterà sostanzialmente invariata. Rispetto al 43,5% del 2015, il governo prevede di chiudere quest’anno al 42,8% e il 2017 al 42,7%; nel 2018 nuova salita al 42,9%, livello che sarà confermato nel 2019.

Fonte:Unimpresa 

 

 

Ministero del Lavoro affida all’Inps il controllo su legittima fruizione del bonus Garanzia Giovani

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha individuato l’INPS come Organismo Intermedio cuiaffidare i periodici controlli, a campione, relativi alla legittima fruizione del bonus occupazionale di Garanzia Giovani (riferimento: decreto direttoriale del ministero del lavoro numero 425/II/2015).

Il bonus occupazionale previsto dal Programma Garanzia Giovani è destinato ai datori di lavoro privati che assumono i giovani registrati al “Programma Operativo Nazionale Iniziativa Occupazione Giovani”.

Con circolare numero 59 del I aprile 2016 l’Inps fornisce indicazioni alle proprie strutture territoriali in merito all’organizzazione e alla gestione delle attività di controllo delegate.